Che cos’è un VBAC

Cos e un vbac

Cos’è un vbac, di cosa si tratta e quali le differenze con il parto classico.

Diciamo subito che su queste materie è meglio andarci con i piedi di piombo. Non lasciamoci convincere dalla signora della porta accanto o dalla suocera che sa tutto, o dell’amica del cuore che ha fatto la stessa cosa. Un parto vuol dire una vita che prende forma, e quindi, per rispetto alla vita oltre che a noi stesse, dobbiamo comportarci nel migliore dei modi.

Questo vuol dire che dobbiamo pensare con la testa e non con la pancia. La pancia lasciamola lavorare tranquilla per farci avere una delle più belle soddisfazioni della vita. Per tutto il resto usiamo il cervello. E la logica e la ragione ci dicono che, secondo la nostra condizione, della nostra età e di tutta un’altra serie di fattori più o meno importanti, la decisione dovrebbe essere presa dopo aver sentito un buon ginecologo o ostetrico.

Lasciamoci indirizzare verso la scelta migliore, facciamoci accompagnare. E soprattutto cerchiamo di goderci con tranquillità e consapevolezza questa gravidanza, questa fase così importante, ma anche così densa di soddisfazioni della nostra vita. Certo, il saggio diceva che non c’è rosa senza spine.

In fase di gravidanza esistono prescrizioni, comportamenti e doveri ai quali dobbiamo attenerci. Non pensiamo che quel fardello che portiamo dentro sia facilmente governabile. E’ un periodo della nostra vita nel quale giocoforza, cambiano abitudini, alimentazione, stile di vita, e tante altre cose, compreso il beneamato rapporto sonno-veglia, così importante per la nostra esistenza.

Tutto l’organismo è sottoposto a stress, sia fisico sia psichico. E’ come se testassimo una macchina a pieno regime, lanciandola col motore al massimo, per vedere come reagisce alle sollecitazioni. Alla fine del percorso, nella stragrande maggioranza dei casi, scopriremo che il motore ha retto in maniera egregia, e ci porterà, non senza ostacoli e sorpassi vari, verso il traguardo.

Una corsa che dura circa 9 mesi, che ci mette alla prova. Allora, vediamo come affrontarla con gli strumenti che l’esperienza, la scienza medica e le attuali tecnologie ci mettono a disposizione. Sovente, negli ultimi tempi, si parla di Vbac, quasi imperscrutabile e pessimo acronimo, che in sostanza vuol dire parto naturale dopo un parto cesareo. Se lo avessero scritto in maniera più comprensibile e meno ostica, sarebbe stato meglio.

Ma veniamo alla sostanza. In generale viene sfatato il mito che dopo aver subito un taglio cesareo, sia indispensabile farne un altro, e magari un altro ancora. Alcuni studi di organismi molto accreditati ci riferiscono, ad esempio, che è possibile un parto vaginale perfino dopo un paio di cesarei. I relativi dati sono stati forniti dall’americana Acog e dall’inglese Royal College of Obstetricians and Gynaecologists.

La dottoressa Alessandra Cengia, ostetrica dell’ospedale Gemelli di Roma, intervistata da “Esseredonna”, ci riferisce sui requisiti che possono consentire un taglio cesareo: “Sicuramente importante è una predisposizione psicologica: nel nostro settore si dice che si partorisce prima con la testa e poi con il corpo. È chiaro che la volontà della donna di mettere al mondo un figlio in modo naturale piuttosto che con un altro taglio cesareo è già un fattore che ben dispone alla Vbac. Ovviamente, come in tutti i parti, vi sono dei rischi, ed anche la consapevolezza di essi è di fondamentale importanza. Dal punto di vista strettamente tecnico, tra i fattori predittivi positivi troviamo:

  • l’insorgenza spontanea del travaglio (che può essere accompagnato e potenziato da farmaci, ma non indotto);
  • il peso fetale inferiore ai quattro chilogrammi; una meccanica e una dinamica uguali a un primo parto naturale;
  • un taglio cesareo, effettuato nel precedente parto, con un’incisione che non sia di tipo longitudinale”.

La dottoressa riferisce poi sui rischi di una Vbac: “Il rischio è la rottura dell’utero. Per questo motivo viene richiesta tutta la documentazione sui precedenti cesarei prima di consentire un parto naturale. È importante anche il tempo trascorso tra un parto e l’altro: sotto ai 12 mesi, il rischio di rottura dell’utero è intorno al 5%. Tra i 12 e i 24 mesi al 3%, mentre oltre i 36 mesi scende tra lo 0,3% e lo 0,5%”.

Quindi consapevolezza e giusti consigli di un esperto, questa è la precondizione.