Psicologia del parto ansia e la gioia di diventare madre
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Psicologia del parto, l’ansia e la gioia di diventare madre

Psicologia del parto, come affrontare l’ansia e viversi solo la gioia di diventare madre.

Per una donna il momento del parto è sempre unico e irrepetibile. Che sia alla sua prima esperienza al decimo figlio, non importa: il momento del parto è sempre speciale. La complessità di questo evento e i cambiamenti che porta con sé, non riguardano solo il corpo e, e non sono nemmeno solo psicologici, ma coinvolgono l’intera esistenza della futura madre. Ogni donna sa bene che da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa. E chi, di fronte a un cambiamento così radicale, non sarebbe preoccupato?

Parlare della psicologia del parto, dunque, significa parlare delle paure della donna che sta per divenire madre. Paure che hanno varie facce.

Perciò se si ritiene giusto sottoporre una donna incinta a tutti quegli esami di routine che servono a monitorare la gravidanza; se si ritengono necessarie le costanti analisi del sangue e le numerose ecografie, è altrettanto necessario non sottovalutare mai gli aspetti emotivi del parto.

Ossia, quegli aspetti generati dalla forte esperienza medico-sanitaria ma anche affettiva e psicologica che non possono essere sottovalutati. Soprattutto durante il travaglio di parto è necessario garantire alla donna uno spazio in cui il dolore sia adeguatamente legittimato, la paura riconosciuta e l’assetto emotivo riconosciuto. Ecco perché diventa sempre più importante l’esigenza di uno psicologo nelle sale parto o, comunque, nei punti di nascita.  Questa figura professionale assume un valore fondamentale nei nove mesi di gravidanza, durante il parto e nei giorni immediatamente successivi alla nascita del bambino.

Prima del parto uno psicologo esperto aiuta a combattere la tocofobia, ossia la paura del parto. Si tratta di uno stato d’ansia molto intenso dettato dal terrore di morire durante il parto. Quando questa paura predomina sull’intera gravidanza al punto da indurre a desiderare di “evitare” il parto (tokos), si parla di uno specifico stato fobico detto appunto “tocofobia”. Durante il parto, parliamo di parto naturale, il supporto psicologico aiuta a lenire il dolore e dona la forza e il coraggio necessari a far nascere il bambino. Dopo il parto, in alcuni casi, il supporto dello psicologo può diventare addirittura indispensabile.

Ovviamente, nei giorni precedenti e successivi al parto un notevole ruolo lo giocano anche il compagno e i familiari. Un futuro papà preparato all’evento, asseconda e contiene i bisogni emotivi, soprattutto, dentro la sala parto.  Anche dopo il parto, il compagno è la spalla forte sulla quale la neomamma può continuare ad appoggiarsi. Contare sul suo aiuto, sia dal punto di vista pratico sia psicologico, inevitabilmente rafforza l’unione tra la coppia e prepara meglio entrambi alla nascita e alla condivisione del nuovo ruolo di genitori. In questo contesto così delicato si muovono, ovviamente, anche i familiari.  Quando il loro intervento non è intrusivo ma solo di supporto discreto, anche loro diventano una fonte di grande sostegno, soprattutto, dopo il parto.

Subito dopo la nascita del bambino, infatti, alcune circostanze come il fisiologico calo ormonale, potrebbero portare a complicazioni nel rapporto mamma- neonato – marito.

Stiamo parlando di quella strana condizione di disagio interiore avvertita dalla neomanna conosciuta con il nome di “Baby blues”. Il calo fisiologico di ormoni dopo il parto, e il repentino cambiamento nello stile di vita, possono tradursi in una fase di tristezza transitoria. In genere, infatti, dura due o tre giorni e non ha conseguenze psicologiche a lungo termine.

Se, invece, il periodo di tristezza e di apatia che annulla anche la gioia di essere diventata mamma, si protrae, è molto probabile che si tratti di depressione post partum. I sintomi iniziali sono identici a quelli del baby blues, ma il calo dell’umore è molto più forte ed è accompagnato da In agitazione, irritabilità, calo dell’appetito, stanchezza cronica, disturbi del sonno. In questi casi la donna si sente inadeguata nel ruolo di madre ed è tormentata da terribili sensi di colpa che si manifestano con frequenti crisi di pianto, sentimenti negativi nei confronti del neonato e tendenza a isolarsi. In questi casi esiste un’unica soluzione: ricorrere a un esperto in psicologia del parto.

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1 Comment

  1. Ogni futuro genitore durante l’attesa del bambino fantastica sul nascituro, su come sara, il nome, il genere, ecc. e in questo modo entrambi i genitori cominciano a fargli spazio, non solo nell’esterno, ma anche nella propria mente e ci si prepara psicologicamente a quello che avverra dopo il parto. Si parla in questo caso di “bambino ideale” fantasticato e atteso durante la gravidanza. Il genitore proietta tutte le sue aspettative sul bambino e lo concepisce come la realizzazione di un progetto personale e di coppia. Tuttavia, crearsi delle aspettative troppo alte rispetto al piccolo potrebbe far incorrere in future delusioni nel momento in cui questo non risponde alle proprie esigenze elevate: piu alte sono le aspettative, piu alta potrebbe essere la delusione e questo potrebbe generare delle difficolta relazionali col bambino che non risponde alle proprie aspettative e un senso di fallimento personale. Anche per quanto concerne la rappresentazione del genitore si distinguono quella del “genitore ideale” e del “genitore reale”: l’idea del genitore ideale viene definita in base alle proprie esperienze, alla propria personalita e alla famiglia ff8 d’origine. La letteratura ha evidenziato che soprattutto le primipare appaiono molto vulnerabili nel post-partum e necessitano di un adeguato supporto emotivo da parte del partner, della madre, di altri parenti e di esperti per l’accudimento del piccolo, l’allattamento e il riconoscimento dei segnali di benessere e di malessere del bambino. Il rientro a casa, l’allattamento, l’adattamento ai ritmi biologici del bambino sono i principali vissuti del puerperio. La neo-mamma puo temere di fallire nel suo ruolo e questo le procura ansia e talvolta uno stato depressivo (Della Vedova e al., 2008). Per questo, e possibile che insorgano disturbi psicopatologici ai quali si presta sempre maggiore attenzione nell’ambito della prevenzione e del trattamento (Bellantuono e al., 2007). 

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